The revolution of assisted reproduction: sperm cells from bone marrow

Fecondazione artificiale: spermatozoi da staminali..Quando la notizia viene affrontata in modo differente..

Questo è l’articolo che ho scovato su www.nanopress.it.. cosa ne pensate del modo in cui è affrontata la notizia?

Notate qualche differenza rispetto alle altre fonti..???

Secondo me l’impatto è del tutto diverso..leggere un articolo il cui titolo è: “Maschi addio!” e leggerne uno il cui titolo è:

” Fecondazione artificiale: spermatozoi da staminali” a parere mio cambia completamente il presupposto di chi legge la notizia..

Qui di seguito l’articolo

Fecondazione artificiale: spermatozoi da staminali

Giovedì, 9 Luglio 2009.

Spermatozoi Gran BretagnaIn Gran Bretagna l’Università di New Castle ha creato per la prima volta nel mondo in assoluto lo sperma artificiale, partendo dalle cellule maschili staminali. La scoperta è di portata rivoluzionaria assoluta. Il laboratorio del Northeast England Stem Cell Institute è certo che saranno create nuove opportunità di sperimentazione per la terapia della infertilità maschile, con le nuove tecniche di procreazione assistita medicalmente e per andare oltre superandosi nella scienza oltre ogni limite, si potrebbero presumere delle cellule riproduttive spermatiche formate a partire dalle cellule staminali femminili.

La scoperta rivoluzionaria si è basata su un procedimento che ha visto aprirsi i nuovi confini della procreazione, a partire dallo studio delle cellule staminali embrionali, infatti, trattate con un composto chimico che le rendesse attive nella generazione, sono state trasformate in cellule germinali, che poi sono state sottoposte al processo di moltiplicazione per meiosi, e infine fatte maturare per 4/6 settimane, il tempo necessario per la trasformazione in seme.

Secondo quanto riportato sulla rivista Stem Cells la terapia che ne deriverà sarà pronta nel tempo di 10 anni circa, una risposta alla infertilità maschile e alla sterilità. Gli spermatozoi coltivati in provetta sono stati chiamati “In Vitro Derived Sperm” e non saranno usati immediatamente a scopo riproduttivo.

La terapia per la sterilità deve essere ora sottoposta all’esame non solo del mondo scientifico, ma anche della società, l’uso di uno spermatozoo artificiale rivoluziona il concetto di vita e di procreazione non solo dal punto di vista chimico, ma anche dal punto di vista ideologico, fa corrispondere una idea di paternità e di maternità molto meno legata a un fattore casuale e più legata a un fattore deterministico, che pone il fianco a non poche interlocuzioni.

Questo è il link relativo all’articolo: nanopress.it

4 Risposte

  1. Matteo

    Mi spaventano sempre queste ricerche…innanzitutto dal punto di vista dell’investimento di risorse: i finanziamenti e le energie investite per studi di questo tipo potrebbero essere forse meglio utilizzati per riceche più “utili” a tutti (dallo studio delle malattie più diffuse, a interventi sociali…
    dal punto di vista etico invece mi sembra che il messaggio di fondo sia che la maternità sia vissuta come proprietà privata…e non mi sembra quindi che nei confronti del nascituro ci sia un investimento di amore altruisitco, ma più una soddisfazione personale…non credo che la maternità sia un diritto individuale, bensì il modo di realizzare l’amore per l’ Altro dando la vita. Quindi via libera a leggi e programmi che favoriscano le adozioni e gli affidi piuttosto.
    L’utilizzo di questa tecnica mi spaventa soprattutto pensando a come “il potere” spesso usa la tecnologia per i suoi scopi e non per la società….ma questo è un altro discorso, perchè sta a noi cittadini impegnarci affinchè questo non succeda

    7 gennaio 2011 alle 14:28

  2. Silvia

    Sono assulutamente d’accordo con Matteo per quanto riguarda l’investimento delle risorse… sia a livello personale che a livello politico bisognerebbe pensare al bene “globale” e, visto che ci sono miglioni di bambini nel mondo che stanno negli orfanotrofi, incentivare questo percorso di maternità e paternità. Invece l’adozione è un traguardo molto difficile per una coppia, che deve superare innumerevoli ostacoli anche di carattere economico per arrivarci…figuriamoci poi per coppie omossessuali!! Io mi chiedo, ma un bambino di due anni starebbe meglio con le cure e l’amore di due papà o di due mamme, o stare da solo in attesa che arrivi un papà e una mamma che, chissà…arriveranno mai???

    7 gennaio 2011 alle 17:19

  3. Silvia

    Mi sorge una domanda….ma è possibile l’adozione per le coppie dello stesso sesso??

    7 gennaio 2011 alle 17:38

    • dani

      l’adozione è un percorso lungo e difficile (soprattutto in italia).
      per adottare bisogna essere prima di tutto sposati (quindi è impossibile per le coppie dello stesso sesso, o per coppie che per qualunque motivo non possano o vogliano sposarsi).
      Una volta completati i percorsi burocratici per l’idoneità (alcuni dei quali fondamentali e indispensabili, ritengo giusto che una coppia venga osservata prima di affidargli un bambino, soprattutto visto che ha già vissuto l’abbandono) che durano uno o due anni, ti mettono in lista d’attesa, dopo di che passano come minimo tre-cinque anni..

      Alternativa, dopo l’idoneità per adozione internazionale (diversa da quella nazionale), avere 20-30.000 euro (come minimo) per andare in qualche paese, da associazioni di “volontariato”, ed adottare un bambino, e in 1 o 2 anni, a seconda del “prezzo” pagato, si può sperare di avere un figlio.

      Come immaginarsi lo strazio che si deve provare prima e durante ever intrapreso questo percorso? che dura anni?

      23 gennaio 2011 alle 16:24

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